Gli sciacalli della disinformazione.

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Beppe Viola, il più geniale giornalista sportivo della storia, nel 1977, in occasione del derby Milan-Inter, giocato secondo Viola “in modo inverecondo”, durante il collegamento con la Domenica Sportiva, chiese alla regia di mandare in onda le immagini di un derby passato, perché quelle della partita a cui aveva assistito non erano degne di essere trasmesse.

Quella trovata intelligente e dissacrante di Viola rimarrà nella storia come un paradosso della corretta informazione: non c’era modo migliore per raccontare un evento se non attraverso immagini che con quell’evento non c’entravano nulla. A dir poco geniale.

Ma erano i tempi di Beppe Viola, mica del “grandecocomero”. Oggi, nell’epoca della rete, i promotori della cattiva informazione – i gestori di siti che vedono crescere i loro introiti grazie al numero di visualizzazioni – non si creano scrupoli nel raccontare eventi attraverso immagini che con quegli eventi non c’entrano nulla (o confezionare bufale ad arte) solo per attirare attenzione e clic, abusando della credulità popolare che, si sa, in rete purtroppo abbonda. Sciacalli, insomma, che sfruttano il “popolino” del web. La formula è semplice: titoli accattivanti, articoli all’apparenza attendibili, e i clic (e giro d’affari) sono assicurati.

Proprio in queste ore i social network sono pieni di foto strazianti di scenari di guerra, prese a casaccio qua e là, spacciate per immagini dei bombardamenti francesi in Siria dopo gli attentati di Parigi. Nessun minimo tentativo di verifica e le immagini diventano – come si usa dire nel linguaggio di internet – virali.

Il tutto per fare cadere nella “rete” migliaia di utenti ignoranti e distratti (migliaia di clic, migliaia di euro/dollari), e procurando danni irreparabili non solo all’informazione ma alla società (non quella virtuale) intera.

Gli sciacalli della disinformazione.ultima modifica: 2015-11-17T11:58:19+00:00da fracascio
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